(AGI) - Roma, 12 nov. - Benedetto XVI ama la tradizione ma e' anche un grande estimatore delle nuove tecnologie: naviga infatti su Internet e usa la posta elettronica. A confermarlo in esclusiva a Studio Aperto, il tg di Italia 1, e' monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. "Il Papa - ha detto mons. Celli nell'intervista andata in onda nell'edizione delle 12,25 - manda anche delle sue e-mail personali, lo fa! Lui apprezza molto le nuove tecnologie. Non ha un indirizzo di posta dedicato ma tutte le mail arrivano e partono dal Vaticano". I fedeli che gli scrivono sono davvero tanti, ha aggiunto mons.
Celli al tg di Italia 1: "Certo non riesce a rispondere ai milioni di messaggi che arrivano nella sua casella ma di sicuro offre le sue preghiere per tutti quelli che gli scrivono". La notizia arriva nel giorno in cui in Vaticano partono dei corsi su Facebook e sul principale sito di condivisione video per i vescovi europei: "Internet - ha concluso il presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali - e' un mezzo eccellente di comunicazione. Cerchiamo di esser presenti dove la gente, soprattutto i giovani, si raduna". (AGI) Vic 121319 NOV 09
La vita è la scelta che non si rimpiange mai. Aiutiamo le mamme a scegliere per la vita,offrendo loro assistenza a 360 gradi, prima, durante e dopo il parto. Assistenza concreta anche per il post aborto. Facciamo formazione alla bioetica, educazione alla sessualità ed organizziamo corsi di formazione e di educazione alla vita. Se hai bisogno chiamaci attivi 24 ore su 24 al 0650514441.
giovedì 12 novembre 2009
martedì 10 novembre 2009
lunedì 9 novembre 2009
VENTI DI LIBERTA': GRAZIE GIOVANNI PAOLO II
Venti anni fa fu abbattuto il muro di Berlino.
Picconate, calci, martellate... e ragazzi giovani e donne di ogni età che accorrevano per il primo abbraccio.
Noi, lontani, a vivere tutto in televisione. Quanti ricordi abbiamo e come eravamo consapevoli di essere anche noi parte di quelle righe che saranno scritte per sempre nella Storia.
Ma come mai nessuno oggi ricorda il ruolo fondamentale svolto da Giovanni Paolo II che, in primis, ha aiutato ad abbattere il muro culturale, politico e sociale che divideva la nostra Europa?
Prima del muro di pietra fu il Papa a preparare la strada a tutto questo e ad andare oltre quel muro e non solo quel muro.
Grazie Giovanni Paolo II il vero uomo della libertà, della riconciliazione, della riunificazione e della verità.
Picconate, calci, martellate... e ragazzi giovani e donne di ogni età che accorrevano per il primo abbraccio.
Noi, lontani, a vivere tutto in televisione. Quanti ricordi abbiamo e come eravamo consapevoli di essere anche noi parte di quelle righe che saranno scritte per sempre nella Storia.
Ma come mai nessuno oggi ricorda il ruolo fondamentale svolto da Giovanni Paolo II che, in primis, ha aiutato ad abbattere il muro culturale, politico e sociale che divideva la nostra Europa?
Prima del muro di pietra fu il Papa a preparare la strada a tutto questo e ad andare oltre quel muro e non solo quel muro.
Grazie Giovanni Paolo II il vero uomo della libertà, della riconciliazione, della riunificazione e della verità.
mercoledì 4 novembre 2009
STASERA APPORREMO IL CROCIFISSO ALL’ESTERNO DELLA SEDE DEL CAV DI ROMA
“Questa sera, dopo il direttivo del Centro di aiuto alla vita – ha comunicato il presidente Gibertini – apporremo all’esterno della nostra umile sede di via Quasimodo 113 il Crocifisso che per ora è all’interno della sede stessa”Il Centro di aiuto alla vita di Roma, tutti i nostri volontari, associati, le mamme aiutate ed i 226 bambini strappati all’aborto in questi dieci anni, si oppongono con forza alla sentenza della Corte dei Diritti Umani Europea: di quali diritti umani parlano?“Non abbiamo anche noi diritto a vedere il nostro crocifisso?” – ha continuato Gibertini precisando che mai nessuna madre da noi assistita, anche quelle non cattoliche, si sono infastidite per la presenza del Crocifisso nella nostra sede.“Il nostro impegno come cristiani – ha concluso Gibertini – è portare tutti a Lui, a Cristo. Difenderemo il diritto di farlo”
Sull’argomento è intervenuto anche Valerio Lattanzio, stretto collaboratore di Gibertini, nostro consigliere del Direttivo e delegato ai rapporti con la Santa Sede.“Faccio mia l’esortazione del Cardinale Walter Kasper presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei Cristiani– ha spiegato Lattanzio – e voglio, come cristiano, svegliarmi ed alzare la voce. Ho suggerito a Gibertini stasera, a margine del nostro Consiglio Direttivo, di spostare il Crocifisso sulla porta di ingresso della sede del Centro di aiuto alla vita di Roma e così faremo.“E’ inutile negare – ha terminato Lattanzio - che si viaggia dalla Spagna all'Estonia e fino a Mosca, dappertutto si trova la Croce: dice la nostra cultura, è l'eredità comune che ha unito il continente, non si possono negare così le proprie radici". Togliere il crocifisso dalle aule è una violazione del sentire della maggioranza: i cristiani sono e restano la gran parte, soprattutto in Italia, e la maggioranza non può essere orientata dalla minoranza”.
Sull’argomento è intervenuto anche Valerio Lattanzio, stretto collaboratore di Gibertini, nostro consigliere del Direttivo e delegato ai rapporti con la Santa Sede.“Faccio mia l’esortazione del Cardinale Walter Kasper presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei Cristiani– ha spiegato Lattanzio – e voglio, come cristiano, svegliarmi ed alzare la voce. Ho suggerito a Gibertini stasera, a margine del nostro Consiglio Direttivo, di spostare il Crocifisso sulla porta di ingresso della sede del Centro di aiuto alla vita di Roma e così faremo.“E’ inutile negare – ha terminato Lattanzio - che si viaggia dalla Spagna all'Estonia e fino a Mosca, dappertutto si trova la Croce: dice la nostra cultura, è l'eredità comune che ha unito il continente, non si possono negare così le proprie radici". Togliere il crocifisso dalle aule è una violazione del sentire della maggioranza: i cristiani sono e restano la gran parte, soprattutto in Italia, e la maggioranza non può essere orientata dalla minoranza”.
lunedì 2 novembre 2009
giovedì 22 ottobre 2009
RECENSIONE DEL NEONATOLOGO BELLIENI SUL FILM DELLA COMENCINI PREMIATO DAL MOVIMENTO PER LA VITA ITALIANO
Brava Margherita Buy a dare vita sullo schermo alla solitudine umana. È davvero un ritratto di una donna sola, che non riesce a farsi cambiare dalla gravidanza e non riesce - ma alla fine si vede un barlume di speranza - a diventare mamma. Non l’aiutano certo gli uomini che incontra affettivamente e non l’aiutano certo i medici ritratti nel film.
La protagonista non è aiutata da nessuno a vivere una vita affettiva e sociale e tantomeno a elaborare lo shock della nascita prematura: la donna è obbligata ad elaborare da sé il lutto della “perdita” legata alla nascita prematura, e passa - ottima l’idea della regista di rappresentare le prime tre fasi del classico lutto - dalla negazione alla rabbia, quindi alla fase di contrattazione.
Dunque più che un inno alla maternità ci sembra un appassionato grido di solitudine. Soprattutto perché il grande assente - oltre al padre vile che fugge - è proprio la figlia. Già, la bambina non si vede mai nel film, se non di sfuggita, non interagisce, non viene accudita, non si muove.
Eppure la moderna medicina (e il senso di affetto di ogni madre) capisce bene che già nei piccolissimi prematuri è presente la capacità di interazione, e che già i prematuri sono “psicobiologicamente sociali”, come dice Heidi Als, icona della psicologia neonatale. E che questa capacità può essere utilizzata proprio per curarli al meglio in un lavoro che ha al centro proprio il bimbo e la sua famiglia.
La bimba del film non riceve nemmeno il nome dalla madre, se non dopo la sollecitazione del medico. Invece Irene è là, respira, reagisce, guarda, ma la madre non sembra sentirla come una “neo-nata”, ma come un’estranea, una sua appendice forse, ma non come una compagna, una bambina, una figlia: la bimba è assente nel vissuto della madre, segno di una sua “assenza” psicologica - pur comprensibilissima - che attende un aiuto esterno che non arriva.
Arriva invece l’inquietante figura del neonatologo con cui la donna finisce a letto. Credo di sentire la condanna ferma che sale da tutti gli spettatori: nessun medico può impunemente approfittare di una donna in evidente stato di prostrazione, tanto più se madre di una paziente. Ma dalla donna nessuna reazione di dispetto, come se non si rendesse conto dell’improprietà dell’evento, altro evidente segno di un suo proprio disagio.
Ma pur nella tristezza di questo grido di solitudine, ci piace finalmente sentir parlare di un tema “eticamente sensibile” senza l’unica, inevitabile, indomabile, ripetuta discussione: su chi e come far vivere, su quando la vita sia “degna di essere vissuta” eccetera. Perché oggi la discussione sui temi della vita si è ridotta proprio a questo: chi vive e chi è meglio che non viva. Basta. Mai che si parli di come far vivere meglio, di come accompagnare, accettare, amare, ricordare, soccorrere.
L’etica di oggi è l’etica della fuga, di quando si sente qualcosa come un ostacolo o come superfluo e si cercano le vie per aggirare il primo o per “scaricare” il secondo. Invece questo film non parla di morte, ma di un dramma che nessuno aiuta a superare. Ma è un film che per questo diventa necessario: affronta la realtà psicologica dura - fortunatamente questo è un caso estremo - per invitare lo spettatore a non finirvi dentro, a cambiarla.
Non ci racconta una storia di coraggio, ma di tristezza, che è la tristezza della solitudine, in cui qualcuno si approfitta di te, in cui ti senti come in una bolla di sapone, isolato dal mondo, contro cui reagisci male, ti senti aggredito, ti isoli e ti disperi in silenzio; in cui non riesci nemmeno a riconoscere tuo figlio e in cui non si diventa mai madri/padri. E dunque non è una storia pro-life, ma about-life, cioè racconta quello che potremmo tutti essere quando restassimo tristi e soprattutto soli. E ci fa parlare di un tema etico nuovo per i media, finalmente.
Ma lo “spazio bianco” nella realtà non è vuoto: può essere colmato e in molti lavoriamo per questo (o almeno tentiamo), anche se abbiamo sempre in agguato il tarlo dell’indifferenza. Si colma quando la madre (e il padre) parla con le infermiere di come il bambino ha passato la notte, si colma quando sente per la prima volta il medico che lo chiama per nome e vede che lo accarezza, e impara ad accarezzarlo a sua volta, anche se è così fragile, e lei è piena di sensi di colpa o di ansia o di paura; si colma in un percorso condiviso.
Ho recentemente scritto che il dolore del bambino si cura curando prima quello del genitore e perfino quello (stress, burn-out, senso di impotenza) del personale sanitario che assiste il piccolo; ed è un percorso virtuoso possibile e fruttuoso che vuole considerare il disagio in tutte le sue sfaccettature e non vuole ridurre l’assistenza a una fredda “offerta di servizi”. Lo “spazio bianco” è colmato dal riconoscere il reale: l’umanità del figlio, quella di un amico che nella tristezza resta vicino, la riscoperta della propria umanità quando il dolore bussa alla porta.
Ma lo “spazio bianco” non finisce sempre col lieto fine. Già, perché per alcuni lo “spazio bianco” finisce con una malattia cronica, con una disabilità. Ma per chi ha appreso a colmare lo “spazio bianco” legandosi con forza alle poche persone importanti della vita, apprendendo a chiamare per nome il piccolo neonato, può essere un sentiero meno irto e duro.
Speriamo che il prossimo bel film sia su queste persone che soffrono per una malattia e lentamente apprendono - come avviene per tanti malati cronici e per le loro famiglie - che la malattia è un colpo terribile, ma non è la fine della vita: ce ne sono tanti di genitori così, che chiedono più attenzione da parte della Società, che per pudore reclamano solo sommessamente, ma che meritano i titoli in prima pagina, magari al posto di tanto gossip o tanta propaganda dell’etica della fuga.
------------------------------------------------------------------Carlo Valerio Bellieni
Ancor di più ora domandiamo: era necessario premiare il film?
Ancor di più ci dissociamo!
Giorgio Gibertini
La protagonista non è aiutata da nessuno a vivere una vita affettiva e sociale e tantomeno a elaborare lo shock della nascita prematura: la donna è obbligata ad elaborare da sé il lutto della “perdita” legata alla nascita prematura, e passa - ottima l’idea della regista di rappresentare le prime tre fasi del classico lutto - dalla negazione alla rabbia, quindi alla fase di contrattazione.
Dunque più che un inno alla maternità ci sembra un appassionato grido di solitudine. Soprattutto perché il grande assente - oltre al padre vile che fugge - è proprio la figlia. Già, la bambina non si vede mai nel film, se non di sfuggita, non interagisce, non viene accudita, non si muove.
Eppure la moderna medicina (e il senso di affetto di ogni madre) capisce bene che già nei piccolissimi prematuri è presente la capacità di interazione, e che già i prematuri sono “psicobiologicamente sociali”, come dice Heidi Als, icona della psicologia neonatale. E che questa capacità può essere utilizzata proprio per curarli al meglio in un lavoro che ha al centro proprio il bimbo e la sua famiglia.
La bimba del film non riceve nemmeno il nome dalla madre, se non dopo la sollecitazione del medico. Invece Irene è là, respira, reagisce, guarda, ma la madre non sembra sentirla come una “neo-nata”, ma come un’estranea, una sua appendice forse, ma non come una compagna, una bambina, una figlia: la bimba è assente nel vissuto della madre, segno di una sua “assenza” psicologica - pur comprensibilissima - che attende un aiuto esterno che non arriva.
Arriva invece l’inquietante figura del neonatologo con cui la donna finisce a letto. Credo di sentire la condanna ferma che sale da tutti gli spettatori: nessun medico può impunemente approfittare di una donna in evidente stato di prostrazione, tanto più se madre di una paziente. Ma dalla donna nessuna reazione di dispetto, come se non si rendesse conto dell’improprietà dell’evento, altro evidente segno di un suo proprio disagio.
Ma pur nella tristezza di questo grido di solitudine, ci piace finalmente sentir parlare di un tema “eticamente sensibile” senza l’unica, inevitabile, indomabile, ripetuta discussione: su chi e come far vivere, su quando la vita sia “degna di essere vissuta” eccetera. Perché oggi la discussione sui temi della vita si è ridotta proprio a questo: chi vive e chi è meglio che non viva. Basta. Mai che si parli di come far vivere meglio, di come accompagnare, accettare, amare, ricordare, soccorrere.
L’etica di oggi è l’etica della fuga, di quando si sente qualcosa come un ostacolo o come superfluo e si cercano le vie per aggirare il primo o per “scaricare” il secondo. Invece questo film non parla di morte, ma di un dramma che nessuno aiuta a superare. Ma è un film che per questo diventa necessario: affronta la realtà psicologica dura - fortunatamente questo è un caso estremo - per invitare lo spettatore a non finirvi dentro, a cambiarla.
Non ci racconta una storia di coraggio, ma di tristezza, che è la tristezza della solitudine, in cui qualcuno si approfitta di te, in cui ti senti come in una bolla di sapone, isolato dal mondo, contro cui reagisci male, ti senti aggredito, ti isoli e ti disperi in silenzio; in cui non riesci nemmeno a riconoscere tuo figlio e in cui non si diventa mai madri/padri. E dunque non è una storia pro-life, ma about-life, cioè racconta quello che potremmo tutti essere quando restassimo tristi e soprattutto soli. E ci fa parlare di un tema etico nuovo per i media, finalmente.
Ma lo “spazio bianco” nella realtà non è vuoto: può essere colmato e in molti lavoriamo per questo (o almeno tentiamo), anche se abbiamo sempre in agguato il tarlo dell’indifferenza. Si colma quando la madre (e il padre) parla con le infermiere di come il bambino ha passato la notte, si colma quando sente per la prima volta il medico che lo chiama per nome e vede che lo accarezza, e impara ad accarezzarlo a sua volta, anche se è così fragile, e lei è piena di sensi di colpa o di ansia o di paura; si colma in un percorso condiviso.
Ho recentemente scritto che il dolore del bambino si cura curando prima quello del genitore e perfino quello (stress, burn-out, senso di impotenza) del personale sanitario che assiste il piccolo; ed è un percorso virtuoso possibile e fruttuoso che vuole considerare il disagio in tutte le sue sfaccettature e non vuole ridurre l’assistenza a una fredda “offerta di servizi”. Lo “spazio bianco” è colmato dal riconoscere il reale: l’umanità del figlio, quella di un amico che nella tristezza resta vicino, la riscoperta della propria umanità quando il dolore bussa alla porta.
Ma lo “spazio bianco” non finisce sempre col lieto fine. Già, perché per alcuni lo “spazio bianco” finisce con una malattia cronica, con una disabilità. Ma per chi ha appreso a colmare lo “spazio bianco” legandosi con forza alle poche persone importanti della vita, apprendendo a chiamare per nome il piccolo neonato, può essere un sentiero meno irto e duro.
Speriamo che il prossimo bel film sia su queste persone che soffrono per una malattia e lentamente apprendono - come avviene per tanti malati cronici e per le loro famiglie - che la malattia è un colpo terribile, ma non è la fine della vita: ce ne sono tanti di genitori così, che chiedono più attenzione da parte della Società, che per pudore reclamano solo sommessamente, ma che meritano i titoli in prima pagina, magari al posto di tanto gossip o tanta propaganda dell’etica della fuga.
------------------------------------------------------------------Carlo Valerio Bellieni
Ancor di più ora domandiamo: era necessario premiare il film?
Ancor di più ci dissociamo!
Giorgio Gibertini
martedì 20 ottobre 2009
LETTERA SU AVVENIRE DEL 20 OTTOBRE 2009
Caro direttore,candidamente ieri su il quotidiano il Giornale, il direttore dell'Aifa Guido Rasi, dichiarava, preannunciando la sentenza dell'Agenzia del Farmaco sulla Ru486, che: "la confezione delle tre pastiglie che serviranno per l'aborto chimico costeranno al Servizio Sanitario nazionale circa 99 euro: il prezzo più basso d'Europa. La ditta ci ha messo tre mesi prima di accettarlo tanto lo riteneva antieconomico." Dovrei esultare per il risparmio nazionale? Esulta anche lei con me caro direttore? Sarà contento anche Tremonti di questo risparmio? Credo che ormai il bieco e cieco relativismo etico ci abbia portato ai confini del buon senso e della realtà. 99 euro per uccidere un bambino ed a volte anche sua madre. E' questo un progresso? Ma chi ha messo Rasi a dirigere l'Aifa? Fanno un corso per killer prima di assumerli? Prima ancora che con la pillola questi bambini sono uccisi dalla cultura e dall'antilingua che nel campo della bioetica, purtroppo, spopolano e sembrano diventati di moda. Ma noi non ci fermeremo, vero direttore?
Giorgio Gibertini
Giorgio Gibertini
lunedì 19 ottobre 2009
ru 486: fermiamo l'aborto domestico e clandestino
Roma, 19 ottobre 2009
COMUNICATO STAMPA
OGGETTO: RU486. METTIAMO MANO ALLA LEGGE 194 PER FERMARE L’ABORTO CASALINGO E CLANDESTINO
“E’ tempo di mettere mano alla Legge 194/78 – ha dichiarato il presidente Gibertini – per fermare questa deriva relativista dell’aborto casalingo con pillola RU486.”
Il Centro aiuto alla vita di Roma si riunirà domani sera in seduta straordinaria, alla presenza anche del consigliere amico on. Antonio Palmieri, anche per decidere le prossime iniziative da intraprendere per contrastare la diffusione della Ru486 in Italia
“Non tutto è perduto – ha dichiarato ancora Gibertini - anche se la decisione di oggi dell’Aifa è tanto scontata quanto deludente. Dobbiamo chiamare ad uno ad uno i deputati e senatori per chiedere loro di fermare la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della determina e delle specifiche tecniche di somministrazione del farmaco. La smettano di prenderci in giro. Tutti sappiamo, anche perché così è successo nel mondo e così è successo in Italia nelle varie sperimentazioni, che le madri saranno invitate a firmare il foglio di dimissioni e se ne andranno ad abortire da sole a casa raggirando la stessa legge 194 voluta da chi oggi vuole l’aborto clandestino mentre allora, nel 78, voleva socializzare il fenomeno. Vogliono cambiare la Legge? Siamo disponibili, basta che non la si cambi solo per favorire sempre di più l’aborto!”
Il presidente dell’Aifa, in una intervista, ha dichiarato, entusiasticamente che il costo delle tre pastiglie sarà, in via del tutto eccezionale per l’Italia di solo 99 euro!
“Questo linguaggio che sempre indora la pillola – ha terminato Gibertini – è un viatico all’aborto per diritto e per cultura. Passare come un successo commerciale che si sia riusciti a tenere sotto i cento euro il costo dell’aborto chimico è ancor peggio dell’aborto stesso. Dire trionfalmente che in Italia sarà vietato somministrare la pillola dopo la settima settimana non cambia la realtà dei fatti, ovvero che viene ucciso il bambino in grembo, ancor se piccolo, per meno di cento euro!”
Anche Valerio Lattanzio, delegato ai rapporti con la Santa Sede, è intervenuto sul tema: “Dobbiamo raggiungere anche i parlamentari europei a noi vicini. Non ci può venire detto (dal direttore dell’Aifa), con tono rassegnato, che in Italia abbiamo dovuto sottostare alla procedura europea di mutuo riconoscimento e quindi approvare la diffusione della Ru486
Sempre Lattanzio: “Basta con l’ipocrisia del fare passi indietro, delle zone grigie di ripensamento, dell’astenersi da battaglie ideologiche: sempre noi pro life dobbiamo fare passi indietro? Se i pro aborto non faranno loro passi indietro, li costringeremo a farli.”
Infine Lattanzio ha concluso invitando i politici cattolici ad una mobilitazione generale “Vedo troppi politici cattolici che dormono, è finita la ricreazione, non la sentite la campanella? Stiamo assistendo ad un colpo di mano per andare oltre alla Legge 194 per far diventare l’aborto competenza delle farmacie e quindi “facile” come ingerire una pillola. Per il momento appelliamoci alla Legge 194 per fermare la Ru486 ma puntiamo alla soppressione di qualsiasi legge e cultura abortista altrimenti saremo spazzati via da quest’ondata relativista”
Francesca Siena
Centro di Aiuto alla Vita di Roma
Ufficio Stampa
Via Salvatore Quasimodo 113B - 00144 Roma
stampa@cavroma.org - www.cavroma.org
COMUNICATO STAMPA
OGGETTO: RU486. METTIAMO MANO ALLA LEGGE 194 PER FERMARE L’ABORTO CASALINGO E CLANDESTINO
“E’ tempo di mettere mano alla Legge 194/78 – ha dichiarato il presidente Gibertini – per fermare questa deriva relativista dell’aborto casalingo con pillola RU486.”
Il Centro aiuto alla vita di Roma si riunirà domani sera in seduta straordinaria, alla presenza anche del consigliere amico on. Antonio Palmieri, anche per decidere le prossime iniziative da intraprendere per contrastare la diffusione della Ru486 in Italia
“Non tutto è perduto – ha dichiarato ancora Gibertini - anche se la decisione di oggi dell’Aifa è tanto scontata quanto deludente. Dobbiamo chiamare ad uno ad uno i deputati e senatori per chiedere loro di fermare la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della determina e delle specifiche tecniche di somministrazione del farmaco. La smettano di prenderci in giro. Tutti sappiamo, anche perché così è successo nel mondo e così è successo in Italia nelle varie sperimentazioni, che le madri saranno invitate a firmare il foglio di dimissioni e se ne andranno ad abortire da sole a casa raggirando la stessa legge 194 voluta da chi oggi vuole l’aborto clandestino mentre allora, nel 78, voleva socializzare il fenomeno. Vogliono cambiare la Legge? Siamo disponibili, basta che non la si cambi solo per favorire sempre di più l’aborto!”
Il presidente dell’Aifa, in una intervista, ha dichiarato, entusiasticamente che il costo delle tre pastiglie sarà, in via del tutto eccezionale per l’Italia di solo 99 euro!
“Questo linguaggio che sempre indora la pillola – ha terminato Gibertini – è un viatico all’aborto per diritto e per cultura. Passare come un successo commerciale che si sia riusciti a tenere sotto i cento euro il costo dell’aborto chimico è ancor peggio dell’aborto stesso. Dire trionfalmente che in Italia sarà vietato somministrare la pillola dopo la settima settimana non cambia la realtà dei fatti, ovvero che viene ucciso il bambino in grembo, ancor se piccolo, per meno di cento euro!”
Anche Valerio Lattanzio, delegato ai rapporti con la Santa Sede, è intervenuto sul tema: “Dobbiamo raggiungere anche i parlamentari europei a noi vicini. Non ci può venire detto (dal direttore dell’Aifa), con tono rassegnato, che in Italia abbiamo dovuto sottostare alla procedura europea di mutuo riconoscimento e quindi approvare la diffusione della Ru486
Sempre Lattanzio: “Basta con l’ipocrisia del fare passi indietro, delle zone grigie di ripensamento, dell’astenersi da battaglie ideologiche: sempre noi pro life dobbiamo fare passi indietro? Se i pro aborto non faranno loro passi indietro, li costringeremo a farli.”
Infine Lattanzio ha concluso invitando i politici cattolici ad una mobilitazione generale “Vedo troppi politici cattolici che dormono, è finita la ricreazione, non la sentite la campanella? Stiamo assistendo ad un colpo di mano per andare oltre alla Legge 194 per far diventare l’aborto competenza delle farmacie e quindi “facile” come ingerire una pillola. Per il momento appelliamoci alla Legge 194 per fermare la Ru486 ma puntiamo alla soppressione di qualsiasi legge e cultura abortista altrimenti saremo spazzati via da quest’ondata relativista”
Francesca Siena
Centro di Aiuto alla Vita di Roma
Ufficio Stampa
Via Salvatore Quasimodo 113B - 00144 Roma
stampa@cavroma.org - www.cavroma.org
lunedì 12 ottobre 2009
CI DISSOCIAMO
Roma, 12 ottobre 2009
CI DISSOCIAMO DAL PREMIO DEL MOVIMENTO PER LA VITA ALLA REGISTA COMENCINI
Egregio Direttore,
a scriverle siamo tanti volontari del Movimento per la vita italiano, alcuni sono anche presidenti dei numerosi centri sparsi in tutta Italia.
Abbiamo appreso dai giornali che il presidente nazionale, Carlo Casini, parlamentare europeo dell’UDC, ha deciso, di concerto con chi non sappiamo, di premiare il film “Lo spazio bianco” di Francesca Comencini con il premio intestato a Gianni Astrei, nostro volontario scomparso drammaticamente qualche mese fa, pediatra, sposo e padre di famiglia ed anche autore di numerosi testi sulla bellezza dell’essere padre e madri e quindi di avere una famiglia.
La Comencini, a margine del premio ha dichiarato: “ il mio film è un film su una scelta, una scelta come lo è anche l’aborto, una cosa alla quale sono favorevole e sulla quale in generale non credo si possa avere una posizione assoluta, ma solo rispettare il dolore di chi decide di compiere un tale percorso. Credo inoltre che una madre e un figlio costituiscano da soli una famiglia, così come credo che una famiglia allargata sia una famiglia. I figli cresciuti in ambienti simili non sono rovinati e non crescono come orfani come recentemente ho sentito dire dal Papa a Praga. Io cresco da sola 3 figli, avuti con due uomini diversi, e nessuno di loro è rovinato, né abbandonato, né tantomeno orfano”.
Saranno questi i motivi per cui il Nazionale ha deciso di dare il premio alla Comencini?
CHIEDIAMO AL PRESIDENTE DEL MPV DI SPIEGARCI PERCHE’, PUR SAPENDO COME LA PENSA LA REGISTA, NON ABBIA PREMIATO SOLO IL FILM SENZA DARE RIBALTA ALLE IDEE ABORTISTE DELLA COMENCINI ED EVITANDO COSI’ DI CONFONDERE L’OPINIONE PUBBLICA SULLE POSIZIONI DEL MPV E DEI CAV.
La ricerca ossessiva di testimonial per la vita deve essere fatta con più attenzione, non può produrre tali errori altrimenti meglio rimanere da soli a “combattere”.
Speriamo che da “Lo spazio bianco” il presidente Casini non finisca nella “zona grigia” di attesa sui temi della vita che oggi sembra così tanto di moda e speriamo che POSSA CHIARIRE QUANTO E’ AVVENUTO E INFORMARE I PRESIDENTI DEI MPV E DEI CAV PRIMA DI CONSEGNARE PREMI PRO-LIFE A PERSONE DICHIARATAMENTE PRO ABORTO.
Giorgio Gibertini presidente Centro di aiuto alla vita di Roma
Lucia Galvani presidente Mpv Bologna
Luca Semprini, presidente Mpv Montefeltro
Valerio Lattanzio, delegato ai rapporti con la Santa Sede Cav di Roma
Miranda Lucchini, vice presidente Centro di aiuto alla vita di Roma
Daniele Venturi presidente Nazionale dei Papaboys
Enzo Di Stasio presidente ALCI
Chiara Maffioli volontaria Mpv
Daniele Gamberini, Mpv Cagliari
Alberto Lai, Mpv Cagliari
Stefano Savoldi, volontario Mpv
Roberto Corsi, giornalista e scrittore
Francesca Cortesi, counsellor
Domenico Di Cresce,
CI DISSOCIAMO DAL PREMIO DEL MOVIMENTO PER LA VITA ALLA REGISTA COMENCINI
Egregio Direttore,
a scriverle siamo tanti volontari del Movimento per la vita italiano, alcuni sono anche presidenti dei numerosi centri sparsi in tutta Italia.
Abbiamo appreso dai giornali che il presidente nazionale, Carlo Casini, parlamentare europeo dell’UDC, ha deciso, di concerto con chi non sappiamo, di premiare il film “Lo spazio bianco” di Francesca Comencini con il premio intestato a Gianni Astrei, nostro volontario scomparso drammaticamente qualche mese fa, pediatra, sposo e padre di famiglia ed anche autore di numerosi testi sulla bellezza dell’essere padre e madri e quindi di avere una famiglia.
La Comencini, a margine del premio ha dichiarato: “ il mio film è un film su una scelta, una scelta come lo è anche l’aborto, una cosa alla quale sono favorevole e sulla quale in generale non credo si possa avere una posizione assoluta, ma solo rispettare il dolore di chi decide di compiere un tale percorso. Credo inoltre che una madre e un figlio costituiscano da soli una famiglia, così come credo che una famiglia allargata sia una famiglia. I figli cresciuti in ambienti simili non sono rovinati e non crescono come orfani come recentemente ho sentito dire dal Papa a Praga. Io cresco da sola 3 figli, avuti con due uomini diversi, e nessuno di loro è rovinato, né abbandonato, né tantomeno orfano”.
Saranno questi i motivi per cui il Nazionale ha deciso di dare il premio alla Comencini?
CHIEDIAMO AL PRESIDENTE DEL MPV DI SPIEGARCI PERCHE’, PUR SAPENDO COME LA PENSA LA REGISTA, NON ABBIA PREMIATO SOLO IL FILM SENZA DARE RIBALTA ALLE IDEE ABORTISTE DELLA COMENCINI ED EVITANDO COSI’ DI CONFONDERE L’OPINIONE PUBBLICA SULLE POSIZIONI DEL MPV E DEI CAV.
La ricerca ossessiva di testimonial per la vita deve essere fatta con più attenzione, non può produrre tali errori altrimenti meglio rimanere da soli a “combattere”.
Speriamo che da “Lo spazio bianco” il presidente Casini non finisca nella “zona grigia” di attesa sui temi della vita che oggi sembra così tanto di moda e speriamo che POSSA CHIARIRE QUANTO E’ AVVENUTO E INFORMARE I PRESIDENTI DEI MPV E DEI CAV PRIMA DI CONSEGNARE PREMI PRO-LIFE A PERSONE DICHIARATAMENTE PRO ABORTO.
Giorgio Gibertini presidente Centro di aiuto alla vita di Roma
Lucia Galvani presidente Mpv Bologna
Luca Semprini, presidente Mpv Montefeltro
Valerio Lattanzio, delegato ai rapporti con la Santa Sede Cav di Roma
Miranda Lucchini, vice presidente Centro di aiuto alla vita di Roma
Daniele Venturi presidente Nazionale dei Papaboys
Enzo Di Stasio presidente ALCI
Chiara Maffioli volontaria Mpv
Daniele Gamberini, Mpv Cagliari
Alberto Lai, Mpv Cagliari
Stefano Savoldi, volontario Mpv
Roberto Corsi, giornalista e scrittore
Francesca Cortesi, counsellor
Domenico Di Cresce,
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