martedì 19 aprile 2011

C'era un bambino in carrozzella




Papà, c'era un bambino in carrozzella
nun moveva le braccia
e co' la faccia
guardava sempre verso su' sorella
Papà, perchè è così?
- Mah! Nun te lo so dì!
Forse li genitori hanno sbajato
quanno l'hanno comprato.
- Perchè, quanno se compreno i neonati,
se po' sceje tra i sani e l'ammalati?
Embè! 'Na vorta no, nun se poteva,
ma ora, co' la scienza che ce sta
un gran sacco di cose se po' fa'!
Papà, si fosse mio quer fratellino,
lo vorrei portà io cor carrozzino.
- Ma chè se' matto? Tu non sai che dici:
questi pe' tutta la vita so' infelici
e, se a scienza così lo consijasse,
mejo falli morì prima de nasce.
- Papà, la scienza che sa tutto, 
invece che morì,
perchè no i fa guarì?
E poi quer bimbo era sereno in viso,
co' su' sorella era tutto un sorriso!
A signora qui accanto che cià tutto
ha un vorto tanto triste e così brutto!
- Fio mio... la scienza è un gran calcolatore:
cià a testa grossa, ma je manca er core!

martedì 12 aprile 2011

Volontari vi aspettiamo!


C'è una volontà che questa morte sfida 
è la nostra dignità la forza della vita 
che non si chiede mai cos'è l'eternità 
anche se c'è chi la offende 
o chi le vende l'aldilà. 

Quando sentirai che afferra le tue dita 
la riconoscerai la forza della vita 
che ti trascinerà con se 
non lasciarti andare mai 
non lasciarmi senza te. 
(P. Vallesi)
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Vi aspettiamo numerosi. La forza della Vita non si ferma mai!

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Scrivici una mail a
cavromaeur@libero.it

domenica 10 aprile 2011

Volontario del Cav? Perchè no!

Iniziato corso per volontari del Centro di aiuto alla vita di Rona. Se vuoi partecipare scrivici in mail. Stiamo cercando soprattutto un aiuto per quanto riguarda la gestione della contabilità della nostra onlus. Grazie

lunedì 21 marzo 2011

Lettera dal Ministro per le Pari Opportunità



Cara Carla, cari amici di Ali virtuose d’Italia,

vi ringrazio per l’invito a partecipare alla vostra serata, ma, ancor di più, vi ringrazio di avere pensato e creato l’Associazione “Ali virtuose Italia”, che oggi presentate ufficialmente e che avrà come obiettivo la tutela di valori quali la famiglia e la vita che in essa prende forma. Temi sui quali non dobbiamo mai abbassare la guardia, lo dico da Ministro e da donna, perché il nucleo su cui la nostra società si fonda sia alimentato da principi sani e modelli positivi.

Una associazione, la vostra, che merita ancora più considerazione perché intende affrontare con i fatti e non a parole il delicato tema dell’aborto, aderendo al progetto del Centro di Aiuto alla Vita di Roma, per accompagnare le madri con gravidanza difficile o involontaria, a scegliere sempre e comunque per la vita. Basta poco, spesso, a salvare una vita umana. E voi vi siete impegnati in questo difficile, ma importantissimo lavoro.

Mi spiace non poter essere lì con voi, ma impegni istituzionali me lo impediscono: ci sono, però, col pensiero. Sappiate che potrete contare su di me e sul Ministero per le Pari Opportunità. Per questo e per tutto quello che verrà, vi giunga il mio più sincero augurio



Mara Carfagna
Ministro per le Pari Opportunità

Un aiuto al Cav da ALI VIRTUOSE ITALIA

Un Invito personale privato per l'inaugurazione dell'Associazione socioculturale "ALI VIRTUOSE ITALIA" di Carla Colantoni,che si terrà domenica 20 Marzo dalle ore 21.00 al FUTURARTE,in viale della Civilta'del lavoro 50/52, 00144 Roma, (zona Eur).



Evento organizzato e coordinato da Carla Colantoni,nonche' fondatrice dall'Associazione"Ali Virtuose Italia".
All'insegna del sociale e di piene virtu' culturali che raggruppano l'armonia della semplicita',alla gioia dello stare insieme.

"Ali:come sinonimo di un migliore presente verso il futuro,Virtuose:dai valori di vita come la famiglia,la religione,la naturale quotidianeita' che ci accomuna":Così viene dipinto l'intrattenimento ed inaugurazione dell'Associazione "Ali Virtuose"che intende operare sensibilizzando sempre piu'che mai il tema sulla donna,operando in varie iniziative,per la violenza contro le donne,un tema che Carla Colantoni tiene profondamente a cuore.
Serata con vasto assortimento di cena buffet piu' musica.Chiunque aderira'la sera stessa all'Associazione Ali Virtuose Italia aiutera' una madre con gravidanza involontaria o difficile del progetto madre teresa teresa dell'Ass.del Cav a scegliere per la vita. Grazie.
Carla Colantoni (fondatrice A.A.V.I Associazione "Ali Virtuose Italia")




+39 065036274

+39 3208294507

mercoledì 2 marzo 2011

ANCHE QUESTO E’ AIUTO ALLA VITA (ETERNA)

considerazioni da volontaria su una giornata particolare 



Desidero condividere con tutti voi alcune mie considerazioni, derivanti da due fatti molto spiacevoli che ci sono capitati…… 

Quando ho scelto il volontariato per la Vita mi è stato subito detto di essere forte e prepararmi al peggio, e per peggio si intende l’aborto procurato, nonostante 1000 parole e tante preghiere…….ieri è successo proprio questo: per la seconda volta in questi anni di servizio ho assistito impotente alla scelta di una giovane donna di non accogliere la vita, di uccidere il suo piccolo, nonostante avesse piena coscienza di quello che andava a fare e delle conseguenze del suo gesto. No, non ci si abitua mai all’evenienza “aborto”…….non ci si rassegna mai ad un libero arbitrio che uccide i più indifesi…….si è forti, perché si crede nella vita eterna, ma il pianto di un bambino non nato ormai urla dentro di te……fa parte di te.

Vivendo questo lutto, oggi, poi, sono stata chiamata a viverne un altro: una nostra assistita (Miryan) ha perso la sua bambina (Jennyfer) perché purtroppo è nata – di otto mesi- morta! La cosa incredibile è che la mamma non aveva inizialmente accettato questa gravidanza……..tanti problemi economici, altri 3 figli, il fatto di essere extracomunitari, e di vivere di lavoro precario e saltuario……ma grazie a Dio la dolcezza e la perseveranza della nostra Mirella hanno convinto Miryan ad accogliere questa vita. E poi, come sempre accade, nonostante 1000 problemi questa famiglia, per aver detto SI’, ha ricevuto pace e gioia, che trasmettevano a tutti noi che li abbiamo conosciuti! Questo tragico epilogo però non ha tolto a questa famiglia la sua fede e la sua serenità: con tanto dolore oggi Miryan, il marito e i 3 figlioletti hanno accompagnato la piccola Jennyfer all’incontro con il Padre, ma noi volontarie abbiamo assistito ad un funerale ricco di Vita e di Speranza. Sì è proprio così: il parroco e tutta la comunità che si è stretta attorno a questa umile famiglia, con le parole e con i canti, hanno ringraziato Dio per la Vita donata e poi subito tolta per poter “trasferire” (così citava la prima lettura tratta dalla Sapienza) la piccola direttamente al Padre, senza pericolo di corruzione.

Noi volontarie abbiamo assistito ad un evento struggente ma di fondamentale importanza per la nostra formazione e umanizzazione! E ci ha confermato che i tanti aborti a cui purtroppo impotentemente assistiamo non saranno mai in grado di dire l’ultima parola sulla Vita Eterna cui tutti siamo chiamati, in primis questi piccoli martiri innocenti! Abbiamo sperimentato che la Misericordia di Dio non si batte mai!!!

Grazie piccola famiglia di Jennyfer, oggi così sofferente, il vero servizio alla vita oggi ce lo avete offerto voi!

Francesca Siena

Fonte Foto:http://www.adiantum.it/public/news/1832010151838a.jpg

lunedì 28 febbraio 2011

Il Papa: l’aborto è sempre un’esperienza distruttiva


«Non fare mancare gli aiuti necessari alle donne»

il tema

Nel discorso alla Pontificia Accademia per la vita anche il richiamo alla coscienza dei padri che lasciano sole le donne incinte. L’eclissi del senso del vivere fa sì che talvolta siano gli stessi medici a indicare l’aborto «non solo come scelta moralmente lecita ma come doveroso atto terapeutico». A chi ha abortito l’invito al pentimento: il Dio di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il perdono e la pace


Pubblichiamo il discorso rivolto dal Papa ai partecipanti alla XVII Assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita. Due i temi affrontati dai membri della Pontificia Accademia durante la riunione iniziata il 24 febbraio: «Le banche di cordone ombelicale» e «Il trauma post-aborto».

S ignori cardinali, venerati fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, cari fratelli e sorelle, vi accolgo con gioia in occasione dell’Assemblea annuale della Pontificia Accademia per la vita. Saluto in particolare il presidente, monsignor Ignacio Carrasco de Paula, e lo ringrazio per le sue cortesi parole. A ciascuno rivolgo il mio cordiale benvenuto! Nei lavori di questi giorni avete affrontato temi di rilevante attualità, che interrogano profondamente la società contemporanea e la sfidano a trovare risposte sempre più adeguate al bene della persona umana. La tematica della sindrome post-abortiva - vale a dire il grave disagio psichico sperimentato frequentemente dalle donne che hanno fatto ricorso all’aborto volontario - rivela la voce insopprimibile della coscienza morale, e la ferita gravissima che essa subisce ogniqualvolta l’azione umana tradisce l’innata vocazione al bene dell’essere umano, che essa testimonia. In questa riflessione sarebbe utile anche porre l’attenzione sulla coscienza, talvolta offuscata, dei padri dei bambini, che spesso lasciano sole le donne incinte. La coscienza morale – insegna il Catechismo della Chiesa cattolica – è quel «giudizio della ragione, mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto» (n. 1778). È infatti compito della coscienza morale discernere il bene dal male nelle diverse situazioni dell’esistenza, affinché, sulla base di questo giudizio, l’essere umano possa liberamente orientarsi al bene. A quanti vorrebbero negare l’esistenza della coscienza morale nell’uomo, riducendo la sua voce al risultato di condizionamenti esterni o ad un fenomeno puramente emotivo, è importante ribadire che la qualità morale dell’agire umano non è un valore estrinseco oppure opzionale e non è neppure una prerogativa dei cristiani o dei credenti, ma accomuna ogni essere umano. Nella coscienza morale Dio parla a ciascuno e invita a difendere la vita umana in ogni momento. In questo legame personale con il Creatore sta la dignità profonda della coscienza morale e la ragione della sua inviolabilità.
N ella coscienza l’uomo tutto intero -Iintelligenza, emotività, volontà - realizza la propria vocazione al bene, cosicché la scelta del bene o del male nelle situazioni concrete dell’esistenza finisce per segnare profondamente la persona umana in ogni espressione del suo essere. Tutto l’uomo, infatti, rimane ferito quando il suo agire si svolge contrariamente al dettame della propria coscienza. Tuttavia, anche quando l’uomo rifiuta la verità e il bene che il Creatore gli propone, Dio non lo abbandona, ma, proprio attraverso la voce della coscienza, continua a cercarlo e a parlargli, affinché riconosca l’errore e si apra alla Misericordia divina, capace di sanare qualsiasi ferita.

I medici, in particolare, non possono venire meno al grave compito di difendere dall’inganno la coscienza di molte donne che pensano di trovare nell’aborto la soluzione a difficoltà familiari, economiche, sociali, o a problemi di salute del loro bambino. Specialmente in quest’ultima situazione, la donna viene spesso convinta, a volte dagli stessi medici, che l’aborto rappresenta non solo una scelta moralmente lecita, ma persino un doveroso atto «terapeutico» per evitare sofferenze al bambino e alla sua famiglia, e un «ingiusto» peso alla società. Su uno sfondo culturale caratterizzato dall’eclissi del senso della vita, in cui si è molto attenuata la comune percezione della gravità morale dell’aborto e di altre forme di attentati contro la vita umana, si richiede ai medici una speciale fortezza percontinuare ad affermare che l’aborto non risolve nulla, ma uccide il bambino, distrugge la donna e acceca la coscienza del padre del bambino, rovinando, spesso, la vita famigliare.
Tale compito, tuttavia, non riguarda solo la professione medica e gli operatori sanitari. È necessario che la società tutta si ponga a difesa del diritto alla vita del concepito e del vero bene della donna, chemai, in nessuna circostanza, potrà trovare realizzazione nella scelta dell’aborto. Parimenti sarà necessario – come indicato dai vostri lavori – non far mancare gli aiuti necessari alle donne che, avendo purtroppo già fatto ricorso all’aborto, ne stanno ora sperimentando tutto il dramma morale ed esistenziale. Molteplici sono le iniziative, a livello diocesano o da parte di singoli enti divolontariato, che offrono sostegno psicologico e spirituale, per un recupero umano pieno. La solidarietà della comunità cristiana non può rinunciare a questo tipo di corresponsabilità. Vorrei richiamare a tale proposito l’invito rivolto dal venerabile Giovanni Paolo II alle donne che hanno fatto ricorso all’aborto: «La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto.

Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino.

Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza dipersone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita» (Enc.Evangelium vitae ,99 ).

a coscienza morale dei ricercatori e diLtutta la società civile è intimamente implicata anche nel secondo tema oggetto dei vostri lavori: l’utilizzo delle banche del cordone ombelicale, a scopo clinico e di ricerca. La ricerca medico-scientifica è un valore, e dunque un impegno, non solo per i ricercatori, ma perl’intera comunità civile. Ne scaturisce il dovere di promozione di ricerche eticamente valide da parte delle istituzioni e il valore della solidarietà dei singoli nella partecipazione a ricerche volte a promuovere il bene comune. Questo valore, e la necessità di questa solidarietà, si evidenziano molto bene nel casodell’impiego delle cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale. Si tratta di applicazioni cliniche importanti e di ricerche promettenti sul piano scientifico, ma che nella loro realizzazione molto dipendono dalla generosità nella donazione del sangue cordonale al momento del parto e dall’adeguamento delle strutture, per rendere attuativa la volontà di donazione da parte delle partorienti. Invito, pertanto, tutti voi a farvi promotori di una vera e consapevole solidarietà umana e cristiana. A tale proposito, molti ricercatori medici guardano giustamente con perplessità al crescente fiorire di banche private per la conservazione del sangue cordonale ad esclusivo uso autologo. Tale opzione – come dimostrano i lavori della vostra Assemblea – oltre ad essere priva di una reale superiorità scientifica rispetto alla donazione cordonale, indebolisce il genuino spirito solidaristico che deve costantemente animare la ricerca di quel bene comune a cui, in ultima analisi, la scienza e la ricerca mediche tendono.
Cari fratelli e sorelle, rinnovo l’espressione dellamia riconoscenza al presidente e a tutti i membri della Pontificia Accademia per la vita per il valore scientifico ed etico con cui realizzate il vostro impegno a servizio del bene della persona umana. Il mio augurio è che manteniate sempre vivo lo spirito di autentico servizio che rende le menti e i cuori sensibili a riconoscere i bisogni degli uomini nostri contemporanei. A ciascuno di voi e ai vostri cari imparto dicuore la benedizione apostolica.

Benedetto XVI

Abortire «non risolve nulla ma uccide il bambino, distrugge la donna e acceca la coscienza del padre del bambino rovinando spesso la vita familiare»«Il tema della sindrome post abortiva rivela la voce insopprimibile della coscienza morale» «La società tutta difenda il diritto alla vita e del vero bene della donna»

VANGELO E SOCIETÀ

Fonte foto: http://www.chedonna.it/wp-content/uploads/feto1.jpg

Continuiamo a fare i medici...


La nostra esperienza quotidiana di medici negli ospedali, sul territorio, negli ambulatori e ovunque dice che nella nostra professione non c’è posto per una legge sul fine vita, comunque la si voglia chiamare: testamento biologico o DAT (che è pure peggio, perché anticipare è voler prevedere, predeterminare e infine autodeterminare il futuro di sé, cosa all’uomo proprio non possibile, erronea in partenza). (Quanta distanza tra bio-testamento e dichiarazioni anticipate (C.Casini, L’Avvenire, 25/<!--[if !vml]--><!--[endif]-->02/2011)
I legislatori facciano pure: sappiano però che non c’è altro modo di salvare tante Eluana se non attraverso maestri che riprendano a formare medici amanti della propria professione perché capaci di amare il proprio destino e il destino di chi è loro affidato. Riconosca il Parlamento che non è in suo potere (e neanche nostro) di salvare altre Eluana. (La legge non serve? Diteci come salverete la prossima Eluana (A. Morresi, Il Foglio, 24/02/2011)
Se una legge “s’aveva da fare” era quella che già suggerimmo anni fa:  che vietasse chiaramente eutanasia passiva e attiva con sanzioni  penali per eventuali condotte mediche fuorilegge alla Riccio o alla  Del Monte. Non si può protocollare per legge un atteggiamento che è del medico di fronte al suo malato, nemmeno con la motivazione di salvare altre Eluana. 
Se nel nostro paese c’è ormai una mentalità che mette a rischio la vita di chi è fragile e indifeso, non la fermeremo sicuramente con una legge che sarà solo l’inizio di un contenzioso quotidiano, costante, tra chi assiste e cura e il fiduciario dell’assistito, con  una perdita di tempo enorme rispetto ai tempi che al malato sono dovuti. Ci sarà ancora qualcuno che avrà tempo per interessarsi realmente del suo paziente?  Non fermeremo questa mentalità con una legge: chi vorrà determinare la morte di sé o di un parente lo potrà fare comunque, attraverso giudici che modificheranno l’assetto della legge stessa, inevitabilmente. E gli altri che invece amano la vita continueranno a rispettarla, senza far ricorso a testamenti, fidandosi del proprio medico. Quanta fatica per nulla.
Alla fine possiamo dire che questa questione non ci interessa, non ci sta a cuore, perchè fuori dalla nostra portata quotidiana. Noi vogliamo solo poter continuare a curare degnamente, a fare il nostro “mestiere”. Con questa legge – con qualsiasi legge sul testamento biologico o DAT - c’è davvero il rischio che chi si affeziona al paziente si veda esautorato da un collegio di “esperti” quando richiesto dal fiduciario. E’ medicina questa? No:  è solo il modo per disamorare il medico dal suo lavoro. Noi vogliamo continuare a lavorare affezionandoci alle persone e nell’esclusivo interesse per il paziente, perché è questo che compie anche noi. Per questo non serve una legge, non serve nessuna legge.


Editoriale a cura di C. Isimbaldi

Fonte foto:http://www.loschiaffo.org/wp-content/uploads/2009/02/medici.jpg

venerdì 25 febbraio 2011

La vita è quella che ho visto


Che cos’è la vita? La vita è quella che ho visto io. 

Quella che tieni stretta con le unghie e con i denti perché hai paura che te la strappino via. 

La vita è tutte le lacrime salate che ho visto e che ho pianto, perché proprio quando non ce la fai più ti aggrappi anche a quelle. 

La vita è l’abbraccio ad un camice verde che ha fatto tutto il possibile. 

La vita è un urlo disperato che ti entra dentro e ti scuote. 

La vita è quando un sorriso vale più di miliardi di parole.  

La vita è l’attesa. L’attesa che ti frulla e non ti molla più. 

La vita è anche una parola, quella parola. E quando arriva inizi a respirare.

La vita è il sorriso di Dio. E ogni volta che Dio sorride, credetemi è un miracolo.

(Pensieri sparsi nell' Istituto Europeo di Oncologia IEO, Milano)