QUANTE AMBIGUITÀ ATTORNO ALLA DRAMMATICA MORTE DI ELUANA
Mai più il rispetto di una presunta volontà diventi «abbandono terapeutico»
FRANCESCO D’AGOSTINO
A un anno dalla morte di Eluana, il signor Englaro torna a spiegarci le ragioni fondamentali della sua «battaglia». Non è stata, primariamente, la pietà a muoverlo, ma la convinzione che ad Eluana fosse negato un diritto civile fondamentale, quello di disporre della propria vita. È per questo, egli ci spiega, che ancora oggi tante persone lo fermano per salutarlo, stringergli la mano e «ringraziarlo»: egli avrebbe, in buona sostanza, aiutato gli italiani a dilatare l’orizzonte delle loro libertà civili.
Da parte mia, e lo dico col massimo rispetto per il signor Englaro e per le sue sofferenze di padre, non trovo che egli si meriti alcun «ringraziamento».
Penso, anzi, che il vero effetto della sua lunga battaglia sia stato quello di aver contribuito ad incrinare il corretto uso di un principio, quello di «autonomia», che è prezioso sul piano dell’esperienza politica, culturale e religiosa, ma rischioso sul piano bioetico. Il punto è che l’autonomia, come ogni altro diritto, non può non avere limiti; non può cioè trasformarsi in una pretesa insindacabile.
Questa però era l’intenzione che ha mosso il signor Englaro: che, in questioni estreme, letteralmente di vita e di morte, si adottasse il riferimento alla volontà dei malati come il criterio regolativo fondamentale per il trattamento da riservare loro. Ma siamo certi di poter sempre accertare, senza ombra di dubbio, quale sia la volontà dei malati? Siamo certi che le indicazioni che Eluana avrebbe lasciato e che sono state ricostruite, anni e anni dopo, attraverso testimonianze (problematiche, come in genere tutte le testimonianze), manifestassero davvero la sua volontà o non piuttosto alcune sue presunte 'preferenze'? Chi ha letto i fatti che Avvenire ha pazientemente verificato riguardo questa dolorosa vicenda arriva a conclusioni diverse.
E poi, brutta parola, «preferenze». Perché non parlare di «volontà»? Perché la parola «volontà», particolarmente se riferita a questioni di vita e di morte, è estremamente pesante e va usata con rispetto e circospezione. «Volontà» implica piena consapevolezza, adeguata informazione, assunzione di responsabilità, capacità di motivare le scelte che si vogliono porre in essere: altrimenti essa, per dir così, si degrada in altro da sé, per l’appunto in «preferenze» o, per usare il termine prediletto da Kant, in un mero «arbitrio». È per questo che utilizzare in bioetica la categoria della volontà è altamente rischioso: perché è pressoché impossibile valutarne l’autenticità. I medici sono sempre stati consapevoli che la malattia, le emozioni, le ansie, le paure, l’età avanzata, la situazione sociale e familiare del paziente alterano di norma la sua volontà e lo inducono spesso a rivolgere a chi li cura richieste ingenue, illusorie, insensate, futili, sproporzionate, illegali, obiettivamente dannose. Richieste che il medico deve saper filtrare e alle quali spesso deve dire di no, non per mancare di rispetto alla volontà del malato, ma perché in quelle richieste non si manifesta la volontà, ma l’arbitrio. La prova è data da quanto sia facile far abbandonare ai malati, ancorché terminali, propositi eutanasici, quando si attiva con loro un rapporto autentico e caldo, quando non li si abbandona alla disperazione, quando li si convince che non resteranno soli nella lotta contro la malattia. Per questo, nella insuperata tradizione della medicina ippocratica, il primo e fondamentale principio non è il rispetto astratto e formale della volontà del malato, ma l’impegno umano e concreto per curarlo e, se possibile, guarirlo.
Poteva essere guarita Eluana? Probabilmente no, ma la scienza non era e non è tuttora in grado di escluderlo del tutto. Poteva essere curata? Certamente sì; è stata curata fino alla fine, e in modo ammirevole, dalle suore di Lecco. Averla fatta morire eutanasicamente, (cioè con asserita «dolcezza»!), è stato un modo di rispettarne la volontà autentica e profonda o non piuttosto un modo di assecondare formalisticamente alcune sue dichiarazioni, probabilmente «arbitrarie» (per la maniera in cui furono formulate, per quella in cui sono state ricostruite, per l’emotività che comunque le avrebbe contrassegnate, per la stessa età che aveva Eluana, quando le avrebbe formulate)? È evidente che il signor Englaro dà a queste domande una risposta molto diversa da quella che qui sto ipotizzando. Ma è a mio avviso ancor più evidente che in questioni estreme, come quelle di cui stiamo parlando, cioè di vita e di morte, il solo porre tali questioni (e spero che nessuno voglia negare che porre queste domande sia legittimo) dovrebbe metterci tutti in allarme.
Chi si rallegra per la conclusione della vicenda Englaro, pensando che attraverso di essa si sia dilatata la tutela dei diritti umani fondamentali, dovrebbe riflettere seriamente se in realtà non si sia ottenuta piuttosto la legalizzazione di una forma, particolarmente tragica, di abbandono terapeutico.
La vita è la scelta che non si rimpiange mai. Aiutiamo le mamme a scegliere per la vita,offrendo loro assistenza a 360 gradi, prima, durante e dopo il parto. Assistenza concreta anche per il post aborto. Facciamo formazione alla bioetica, educazione alla sessualità ed organizziamo corsi di formazione e di educazione alla vita. Se hai bisogno chiamaci attivi 24 ore su 24 al 0650514441.
mercoledì 10 febbraio 2010
lunedì 8 febbraio 2010
venerdì 5 febbraio 2010
Giornata per la vita - Parrocchia S. Andrea Avellino
Parrocchia S. Andrea Avellino Roma – via Ascrea 24 a
Parcheggio in via Trionfale 11884
Incontro sul tema della 32^ Giornata Nazionale per la vita
"La forza della vita una sfida nella povertà" essere solidali alla vita
nell'attuale momento di crisi
Domenica 7 febbraio 2010 ore 17, 30
Sala Polifunzionale Sant’Andrea
Interverrà: Giorgio Gibertini
del Centro di Aiuto alla Vita di Roma
Parcheggio in via Trionfale 11884
Incontro sul tema della 32^ Giornata Nazionale per la vita
"La forza della vita una sfida nella povertà" essere solidali alla vita
nell'attuale momento di crisi
Domenica 7 febbraio 2010 ore 17, 30
Sala Polifunzionale Sant’Andrea
Interverrà: Giorgio Gibertini
del Centro di Aiuto alla Vita di Roma
Domenica 7 febbraio Parrocchia San Lino - Pineta Sacchetti - Roma
DOMENICA 7 FEBBRAIO 2010 Giornata Per La Vita
Dal messaggio dei Vescovi Italiani
“Proprio il momento che attraversiamo ci spinge a essere ancora più solidali e ci fa ricordare che, nella ricchezza o nella povertà, nessuno è padrone della propria vita e tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla come un tesoro prezioso dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale.”
Programma
Ore 10 Santa Messa
Ore 11 Incontro: Come si può aiutare la vita a nascere?
Intervengono
Maria Pia Buracchini Psicologa e volontaria Movimento per la vita
Raffaella Cianfrocca Sociologa e volontaria Centro aiuto alla vita
Giorgio Gibertini – Presidente Centro di aiuto alla vita di Roma
Ore 13 Pranzo per tutti in famiglia.
La parrocchia offre un primo piatto caldo e poi condivideremo quello che ognuno vorrà portare!
Durante le Messe sarà presente, un banchetto informativo per la distribuzione materiale e raccolta offerta con la vendita della PRIMULA - IL FIORE DELLA VITA - per finanziare progetti di aiuto alle mamme in difficoltà
E’ prevista un servizio di animazione per ragazzi e bambini a cura dal gruppo ACR
Dal messaggio dei Vescovi Italiani
“Proprio il momento che attraversiamo ci spinge a essere ancora più solidali e ci fa ricordare che, nella ricchezza o nella povertà, nessuno è padrone della propria vita e tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla come un tesoro prezioso dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale.”
Programma
Ore 10 Santa Messa
Ore 11 Incontro: Come si può aiutare la vita a nascere?
Intervengono
Maria Pia Buracchini Psicologa e volontaria Movimento per la vita
Raffaella Cianfrocca Sociologa e volontaria Centro aiuto alla vita
Giorgio Gibertini – Presidente Centro di aiuto alla vita di Roma
Ore 13 Pranzo per tutti in famiglia.
La parrocchia offre un primo piatto caldo e poi condivideremo quello che ognuno vorrà portare!
Durante le Messe sarà presente, un banchetto informativo per la distribuzione materiale e raccolta offerta con la vendita della PRIMULA - IL FIORE DELLA VITA - per finanziare progetti di aiuto alle mamme in difficoltà
E’ prevista un servizio di animazione per ragazzi e bambini a cura dal gruppo ACR
giovedì 4 febbraio 2010
Una bella storia per prepararsi alla GPV 2010
LA SCELTA
Finge un aborto per far
nascere la sua bambina
I suoi genitori avrebbero voluto farla abortire, ma lei ha gridato il suo "no" nel modo più coraggioso. Adesso stringe tra le braccia la sua bambina che, ignara di tutto, chiude i pugnetti e sorride. Miriam (il suo è un nome di fantasia) ha 25 anni e una volontà di ferro. Ha scelto la vita andando contro la volontà dei genitori, contro i benpensanti, contro i pregiudizi. Ora ne è fiera ed è lieta di raccontare al mondo la sua gioia, perché nessun’altra donna si trovi costretta a rinunciare a una nuova vita.
La sua è la storia di una ragazza di un paesino della provincia siciliana. Proviene da una buona famiglia, studia all’Università, ma, durante una relazione con un uomo di cui preferisce non parlare, scopre di essere incinta. È spaventata, eccitata, emozionata. L’idea di interrompere la gravidanza non la sfiora nemmeno. Così, come racconta il "Giornale di Sicilia", si confida con i genitori, ma trova un muro di vergogna e dissenso. «Devi abortire, non sei sposata, non possiamo perdere la faccia», le dicono. Miriam non riesce neppure a replicare, non ci vuole credere, si sente terribilmente sola. Ma non perde la ragione e nemmeno il coraggio. «Ho amato la mia creatura sin dal concepimento – racconta con emozione, ancora coricata nel letto di ospedale –. Ho una solida vocazione genitoriale e non potevo permettere a nessuno che la scintilla di vita che si era accesa nel mio grembo venisse spezzata».
Ricorre allora a uno stratagemma. Simula un aborto spontaneo, cosicché non è necessario recarsi in ospedale. Poi, quando i genitori si sono rasserenati, cerca di trovare un’altra strada per far crescere quella vita. Riflette, si rivolge ai servizi sociali attraverso il Centro aiuto alla vita del suo paese, chiede di essere aiutata a continuare la gravidanza. La informano che a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, esiste il centro di accoglienza "Don Pietro Bonilli", gestito dalle suore della Sacra Famiglia, nato proprio per ospitare le donne in difficoltà. Quasi due anni fa Niscemi era salito agli onori della cronaca per una terribile storia di violenza da parte di tre minorenni che massacrarono e gettarono in un pozzo una ragazza di 14 anni, Lorena Cultraro. Oggi, a pochi giorni dalla Giornata per la vita, diventa il luogo della speranza.
Miriam pensa che sia la Provvidenza a indicarle quella strada. Così, dice ai genitori che deve andare in una città lontana per motivi di studio e, invece, va a Niscemi dove trova suor Genoveffa Calì e suor Provvidenza Orobello a braccia aperte. La più anziana, suor Genoveffa, diventa una seconda mamma per Miriam: la conforta, la sostiene, le dà la forza per andare avanti e non demoralizzarsi, le è vicina al momento delle doglie del parto. Il 26 gennaio scorso Miriam si ricovera all’ospedale di Niscemi "Suor Cecilia Basarocco", dove viene alla luce la piccola Gianna, una bellissima bambina paffuta e piena di capelli corvini. Miriam ha voluto darle il nome di Santa Gianna Beretta Molla, che strenuamente ha difeso la vita della creatura che portava in grembo. La gioia è infinita, indescrivibile. Ma Miriam, poche ore dopo il parto, viene colpita da una forte emorragia. La sera stessa l’équipe del dottore Giovanni Di Leo interviene per bloccarla. Adesso stanno bene sia la mamma che la figlia. Nella stanza del reparto è un viavai di suore, volontarie, nuove amiche di Miriam.
Fanno a gara per cambiare pannolini, mettere la tutina alla piccola, cullarla. «Questa ragazza ha mostrato una fragilità e una forza incredibili. È vero che il Signore non abbandona i deboli», commenta suor Provvidenza, 38 anni, responsabile della casa. E racconta il lieto fine della storia. «Dopo la nascita di Gianna, Miriam ha voluto chiamare i suoi genitori ai quali aveva nascosto dove si trovava realmente e per quale motivo - aggiunge suor Provvidenza -. Papà e mamma sono rimasti sbalorditi, ma sono venuti subito a trovarla. Pochi giorni fa, nonni, mamma e nipotina si sono riabbracciati».
Finge un aborto per far
nascere la sua bambina
I suoi genitori avrebbero voluto farla abortire, ma lei ha gridato il suo "no" nel modo più coraggioso. Adesso stringe tra le braccia la sua bambina che, ignara di tutto, chiude i pugnetti e sorride. Miriam (il suo è un nome di fantasia) ha 25 anni e una volontà di ferro. Ha scelto la vita andando contro la volontà dei genitori, contro i benpensanti, contro i pregiudizi. Ora ne è fiera ed è lieta di raccontare al mondo la sua gioia, perché nessun’altra donna si trovi costretta a rinunciare a una nuova vita.
La sua è la storia di una ragazza di un paesino della provincia siciliana. Proviene da una buona famiglia, studia all’Università, ma, durante una relazione con un uomo di cui preferisce non parlare, scopre di essere incinta. È spaventata, eccitata, emozionata. L’idea di interrompere la gravidanza non la sfiora nemmeno. Così, come racconta il "Giornale di Sicilia", si confida con i genitori, ma trova un muro di vergogna e dissenso. «Devi abortire, non sei sposata, non possiamo perdere la faccia», le dicono. Miriam non riesce neppure a replicare, non ci vuole credere, si sente terribilmente sola. Ma non perde la ragione e nemmeno il coraggio. «Ho amato la mia creatura sin dal concepimento – racconta con emozione, ancora coricata nel letto di ospedale –. Ho una solida vocazione genitoriale e non potevo permettere a nessuno che la scintilla di vita che si era accesa nel mio grembo venisse spezzata».
Ricorre allora a uno stratagemma. Simula un aborto spontaneo, cosicché non è necessario recarsi in ospedale. Poi, quando i genitori si sono rasserenati, cerca di trovare un’altra strada per far crescere quella vita. Riflette, si rivolge ai servizi sociali attraverso il Centro aiuto alla vita del suo paese, chiede di essere aiutata a continuare la gravidanza. La informano che a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, esiste il centro di accoglienza "Don Pietro Bonilli", gestito dalle suore della Sacra Famiglia, nato proprio per ospitare le donne in difficoltà. Quasi due anni fa Niscemi era salito agli onori della cronaca per una terribile storia di violenza da parte di tre minorenni che massacrarono e gettarono in un pozzo una ragazza di 14 anni, Lorena Cultraro. Oggi, a pochi giorni dalla Giornata per la vita, diventa il luogo della speranza.
Miriam pensa che sia la Provvidenza a indicarle quella strada. Così, dice ai genitori che deve andare in una città lontana per motivi di studio e, invece, va a Niscemi dove trova suor Genoveffa Calì e suor Provvidenza Orobello a braccia aperte. La più anziana, suor Genoveffa, diventa una seconda mamma per Miriam: la conforta, la sostiene, le dà la forza per andare avanti e non demoralizzarsi, le è vicina al momento delle doglie del parto. Il 26 gennaio scorso Miriam si ricovera all’ospedale di Niscemi "Suor Cecilia Basarocco", dove viene alla luce la piccola Gianna, una bellissima bambina paffuta e piena di capelli corvini. Miriam ha voluto darle il nome di Santa Gianna Beretta Molla, che strenuamente ha difeso la vita della creatura che portava in grembo. La gioia è infinita, indescrivibile. Ma Miriam, poche ore dopo il parto, viene colpita da una forte emorragia. La sera stessa l’équipe del dottore Giovanni Di Leo interviene per bloccarla. Adesso stanno bene sia la mamma che la figlia. Nella stanza del reparto è un viavai di suore, volontarie, nuove amiche di Miriam.
Fanno a gara per cambiare pannolini, mettere la tutina alla piccola, cullarla. «Questa ragazza ha mostrato una fragilità e una forza incredibili. È vero che il Signore non abbandona i deboli», commenta suor Provvidenza, 38 anni, responsabile della casa. E racconta il lieto fine della storia. «Dopo la nascita di Gianna, Miriam ha voluto chiamare i suoi genitori ai quali aveva nascosto dove si trovava realmente e per quale motivo - aggiunge suor Provvidenza -. Papà e mamma sono rimasti sbalorditi, ma sono venuti subito a trovarla. Pochi giorni fa, nonni, mamma e nipotina si sono riabbracciati».
sabato 30 gennaio 2010
COMUNICATO STAMPA UN ALTRO ATTO VANDALICO AL CAV
30 gennaio 2010
COMUNICATO STAMPA UN ALTRO ATTO VANDALICO AL CAV
Dichiarazione di Valerio Lattanzio, consigliere del direttivo del Centro di aiuto alla vita di Roma con delega ai Rapporti con la Santa Sede
“Questa volta usciamo allo scoperto e vogliamo denunciare non solo agli organi competenti ma anche ai media ed all’opinione pubblica, le pressioni ed intimidazioni che subiamo da qualche mese e che sono già sfociate in due atti vandalici contro la nostra sede.
Questa mattina una nostra volontaria, mamma di famiglia, approfittando del sabato non lavorativo si è recata presso la nostra sede di via Quasimodo 113/B in Roma per prestare il suo servizio organizzativo in vista della prossima giornata per la vita del 7 febbraio p.v. dove saremo presenti, con banchetto informativo, in 14 parrocchie di Roma.
Giunta nei pressi della sede si è accorta subito di un enorme buco nella vetrata della porta di ingresso, causato probabilmente da un grande sasso scagliato da sconosciuti. Nessun furto ma solo un gravissimo gesto intimidatorio.
Che cosa volete rubare nel nostro centro? I bavaglini per i figli delle nostre ragazze madri? Carrozzine di seconda mano, donateci dalle mamme volontarie, per altre mamme bisognose?
Il gesto è chiaramente intimidatorio ed arriva a seguito di nostre chiare posizioni politiche prese in queste settimane.
Chiediamo a tutti il massimo rispetto del lavoro delle nostre volontarie che si sacrificano per aiutare le mamme a scegliere per la vita. Ricordo che su Roma siamo l’unica realtà di questo genere e che in dieci anni abbiamo aiutato a nascere 226 bambini, strappati letteralmente all’aborto, ed assistito 400 mamme.
A fianco di questa nostra primaria missione abbiamo collaborato sempre, e collaboreremo ancora, con le istituzioni politiche cittadine e regionali per far si che l’aiuto per la vita diventi un servizio dello stato e non solo del privato.
Non ci rassegniamo, e non ci rassegneremo mai a subire la cultura relativista che, con l’eventuale sciagurata presidenza Bonino, potrebbe avere, in questa regione, il suo compimento.
COMUNICATO STAMPA UN ALTRO ATTO VANDALICO AL CAV
Dichiarazione di Valerio Lattanzio, consigliere del direttivo del Centro di aiuto alla vita di Roma con delega ai Rapporti con la Santa Sede
“Questa volta usciamo allo scoperto e vogliamo denunciare non solo agli organi competenti ma anche ai media ed all’opinione pubblica, le pressioni ed intimidazioni che subiamo da qualche mese e che sono già sfociate in due atti vandalici contro la nostra sede.
Questa mattina una nostra volontaria, mamma di famiglia, approfittando del sabato non lavorativo si è recata presso la nostra sede di via Quasimodo 113/B in Roma per prestare il suo servizio organizzativo in vista della prossima giornata per la vita del 7 febbraio p.v. dove saremo presenti, con banchetto informativo, in 14 parrocchie di Roma.
Giunta nei pressi della sede si è accorta subito di un enorme buco nella vetrata della porta di ingresso, causato probabilmente da un grande sasso scagliato da sconosciuti. Nessun furto ma solo un gravissimo gesto intimidatorio.
Che cosa volete rubare nel nostro centro? I bavaglini per i figli delle nostre ragazze madri? Carrozzine di seconda mano, donateci dalle mamme volontarie, per altre mamme bisognose?
Il gesto è chiaramente intimidatorio ed arriva a seguito di nostre chiare posizioni politiche prese in queste settimane.
Chiediamo a tutti il massimo rispetto del lavoro delle nostre volontarie che si sacrificano per aiutare le mamme a scegliere per la vita. Ricordo che su Roma siamo l’unica realtà di questo genere e che in dieci anni abbiamo aiutato a nascere 226 bambini, strappati letteralmente all’aborto, ed assistito 400 mamme.
A fianco di questa nostra primaria missione abbiamo collaborato sempre, e collaboreremo ancora, con le istituzioni politiche cittadine e regionali per far si che l’aiuto per la vita diventi un servizio dello stato e non solo del privato.
Non ci rassegniamo, e non ci rassegneremo mai a subire la cultura relativista che, con l’eventuale sciagurata presidenza Bonino, potrebbe avere, in questa regione, il suo compimento.
mercoledì 27 gennaio 2010
ABORTO COME LA SHOAH
"Prima ci fu Erode, che fece massacrare i bimbi di Betlemme, poi sono venuti tra gli altri Hitler e Stalin, che hanno fatto massacrare milioni di persone, mentre oggi nella nostra epoca vengono uccisi milioni di bambini non ancora nati" (Cardinale di Colonia, Joachim Meisner)
L'ABORTO COME LA SHOAH!
"Fu un parlamento legalmente eletto - scrive il Papa - a permettere l'elezione di Hitler in Germania negli anni '30. Lo stesso Reichstag diede a Hitler il potere che spianò la strada per l'invasione politica dell'Europa, la creazione di campi di concentramento, l'introduzione della cosiddetta "soluzione finale" della questione ebraica che portò allo sterminio di milioni di figli e figlie di Israele". Aggiunge il Papa, arrivando ai tempi presenti, che bisogna mettere in questione la legislazione dei parlamenti delle democrazie contemporanee."La più immediata associazione di idee che viene in mente - sottolinea - sono le leggi sull'aborto. I parlamenti che creano e promulgano tali leggi devono essere coscienti che essi stanno abusando dei loro poteri e rimangono in aperto conflitto con la legge di Dio".
Parole forti, che equiparano alla Shoah le leggi sull'interruzione di gravidanza... (Giovanni Paolo II, "Memoria e identità")
L'ABORTO COME LA SHOAH!
"Fu un parlamento legalmente eletto - scrive il Papa - a permettere l'elezione di Hitler in Germania negli anni '30. Lo stesso Reichstag diede a Hitler il potere che spianò la strada per l'invasione politica dell'Europa, la creazione di campi di concentramento, l'introduzione della cosiddetta "soluzione finale" della questione ebraica che portò allo sterminio di milioni di figli e figlie di Israele". Aggiunge il Papa, arrivando ai tempi presenti, che bisogna mettere in questione la legislazione dei parlamenti delle democrazie contemporanee."La più immediata associazione di idee che viene in mente - sottolinea - sono le leggi sull'aborto. I parlamenti che creano e promulgano tali leggi devono essere coscienti che essi stanno abusando dei loro poteri e rimangono in aperto conflitto con la legge di Dio".
Parole forti, che equiparano alla Shoah le leggi sull'interruzione di gravidanza... (Giovanni Paolo II, "Memoria e identità")
martedì 26 gennaio 2010
COMUNICATO STAMPA DI VALERIO LATTANZIO LE PAROLE DEL CARDINAL BAGNASCO CI SPRONANO AD IMPEGNARCI PERSONALMENTE
26 gennaio 2010
COMUNICATO STAMPA DI VALERIO LATTANZIO
LE PAROLE DEL CARDINAL BAGNASCO CI SPRONANO AD IMPEGNARCI PERSONALMENTE
“Leggo e rileggo le parole della Prolusione del Cardinale Bagnasco, quando si riferisce ai politici, e vorrei che fossero stampate nella mente e negli uffici di tutti i cattolici impegnati nel sociale ma soprattutto di quelli impegnati in politica.”
Così si è espresso Valerio Lattanzio (delegato ai Rapporti con la Santa Sede sia per il nostro Centro di aiuto alla vita di Roma, sia per il movimento politico Io Amo L’Italia) dopo la lettura del testo integrale della prolusione del Cardinale Bagnasco.
“I have a dream sembra dire il presidente della Cei, rievocando il celebre motto intriso di sentimento di liberazione, di Martin Luther King – ha continuato Lattanzio – e cosippure oggi dobbiamo liberarci, soprattutto in campagna elettorale, di quei cattolici preelettorali, che spuntano fuori solo in questi momenti ed una volta al Governo si dimenticano da dove vengono ed i valori che sono li a rappresentare”.
“…Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni. Italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico. So che per riuscire in una simile impresa ci vuole la Grazia abbondante di Dio, ma anche chi accetti di lasciarsi da essa investire e lavorare.”
“Sono parole queste che provocano brividi – ha proseguito Lattanzio – invito tutti a leggerle e rileggerle con calma, a far sedimentare nel cuore ogni sillaba, ogni verbo, a provare timore nell’attesa che la Grazia soffi abbondante su chi vuole incominciare l’impegno politico come cattolico dedicando tutti i giorni il meglio dei propri pensieri, progetti, azioni”
Valerio Lattanzio poi ha chiaramente anche precisato i destinatari dei suoi pensieri: “A chi sto pensando? Non mi voglio sottrarre ad espormi perché penso che sia il momento di mettere la faccia, di mettere nomi e cognomi. Per la mia esperienza nelle due realtà che ho l’onore di rappresentare presso la Santa Sede, penso a Magdi Cristiano Allam, presidente del Movimento Io Amo L’Italia, persona coerente e tutti i giorni in pericolo di morte per la difesa dei valori cattolici ed umani quali la vita dal concepimento a morte naturale. Proprio lo scorso maggio 2009, il nostro Centro di aiuto alla vita, su mia indicazione, ha assegnato ad Allam il primo premio Roma è vita. Infine penso anche a Giorgio Gibertini, il presidente del nostro Centro di aiuto alla vita di Roma, da venti anni attivista pro life in Italia e che ha sempre cercato di tradurre, anche con successo, le aleatorie politiche per la vita in concrete azioni di aiuto alle ragazze madri: è questa la nuova generazione di cattolici impegnati in politica presi dal mondo sociale, che non sono fratelli o figli di nessuno, ma che ogni giorno si alzano, hanno famiglia ma pensano anche agli altri in pensieri, progetti ed azioni”.
COMUNICATO STAMPA DI VALERIO LATTANZIO
LE PAROLE DEL CARDINAL BAGNASCO CI SPRONANO AD IMPEGNARCI PERSONALMENTE
“Leggo e rileggo le parole della Prolusione del Cardinale Bagnasco, quando si riferisce ai politici, e vorrei che fossero stampate nella mente e negli uffici di tutti i cattolici impegnati nel sociale ma soprattutto di quelli impegnati in politica.”
Così si è espresso Valerio Lattanzio (delegato ai Rapporti con la Santa Sede sia per il nostro Centro di aiuto alla vita di Roma, sia per il movimento politico Io Amo L’Italia) dopo la lettura del testo integrale della prolusione del Cardinale Bagnasco.
“I have a dream sembra dire il presidente della Cei, rievocando il celebre motto intriso di sentimento di liberazione, di Martin Luther King – ha continuato Lattanzio – e cosippure oggi dobbiamo liberarci, soprattutto in campagna elettorale, di quei cattolici preelettorali, che spuntano fuori solo in questi momenti ed una volta al Governo si dimenticano da dove vengono ed i valori che sono li a rappresentare”.
“…Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni. Italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico. So che per riuscire in una simile impresa ci vuole la Grazia abbondante di Dio, ma anche chi accetti di lasciarsi da essa investire e lavorare.”
“Sono parole queste che provocano brividi – ha proseguito Lattanzio – invito tutti a leggerle e rileggerle con calma, a far sedimentare nel cuore ogni sillaba, ogni verbo, a provare timore nell’attesa che la Grazia soffi abbondante su chi vuole incominciare l’impegno politico come cattolico dedicando tutti i giorni il meglio dei propri pensieri, progetti, azioni”
Valerio Lattanzio poi ha chiaramente anche precisato i destinatari dei suoi pensieri: “A chi sto pensando? Non mi voglio sottrarre ad espormi perché penso che sia il momento di mettere la faccia, di mettere nomi e cognomi. Per la mia esperienza nelle due realtà che ho l’onore di rappresentare presso la Santa Sede, penso a Magdi Cristiano Allam, presidente del Movimento Io Amo L’Italia, persona coerente e tutti i giorni in pericolo di morte per la difesa dei valori cattolici ed umani quali la vita dal concepimento a morte naturale. Proprio lo scorso maggio 2009, il nostro Centro di aiuto alla vita, su mia indicazione, ha assegnato ad Allam il primo premio Roma è vita. Infine penso anche a Giorgio Gibertini, il presidente del nostro Centro di aiuto alla vita di Roma, da venti anni attivista pro life in Italia e che ha sempre cercato di tradurre, anche con successo, le aleatorie politiche per la vita in concrete azioni di aiuto alle ragazze madri: è questa la nuova generazione di cattolici impegnati in politica presi dal mondo sociale, che non sono fratelli o figli di nessuno, ma che ogni giorno si alzano, hanno famiglia ma pensano anche agli altri in pensieri, progetti ed azioni”.
Bagnasco ed il sogno di una nuova generazione di cattolici impegnati in politica
Il sogno di una nuova generazione di cattolici.
«Confido in un sogno, di quelli che si fanno ad occhi aperti, e che dicono una direzione verso cui preme andare. Mentre incoraggiamo i cattolici impegnati in politica ad essere sempre coerenti con la fede che include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani, vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni. Italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico. So che per riuscire in una simile impresa ci vuole la Grazia abbondante di Dio, ma anche chi accetti di lasciarsi da essa investire e lavorare. Ci vuole una comunità cristiana in cui i fedeli laici imparino a vivere con intensità il mistero di Dio nella vita, esercitandosi ai beni fondamentali della libertà, della verità, della coscienza. Cresce l’urgenza di uomini e donne capaci, con l’aiuto dello Spirito, di incarnare questi ideali e di tradurli nella storia non cercando la via meno costosa della convenienza di parte comunque argomentata, ma la via più vera, che dispiega meglio il progetto di Dio sull’umanità, e perciò capaci di suscitare nel tempo l’ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse».
«Confido in un sogno, di quelli che si fanno ad occhi aperti, e che dicono una direzione verso cui preme andare. Mentre incoraggiamo i cattolici impegnati in politica ad essere sempre coerenti con la fede che include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani, vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni. Italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico. So che per riuscire in una simile impresa ci vuole la Grazia abbondante di Dio, ma anche chi accetti di lasciarsi da essa investire e lavorare. Ci vuole una comunità cristiana in cui i fedeli laici imparino a vivere con intensità il mistero di Dio nella vita, esercitandosi ai beni fondamentali della libertà, della verità, della coscienza. Cresce l’urgenza di uomini e donne capaci, con l’aiuto dello Spirito, di incarnare questi ideali e di tradurli nella storia non cercando la via meno costosa della convenienza di parte comunque argomentata, ma la via più vera, che dispiega meglio il progetto di Dio sull’umanità, e perciò capaci di suscitare nel tempo l’ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse».
venerdì 22 gennaio 2010
COMUNICATO STAMPA DEL CENTRO DI AIUTO ALLA VITA DI ROMA SULLA RICONFERMA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE A SEGRETARIO DI STATO VATICANO
Roma 22 Gennaio 2010
COMUNICATO STAMPA DEL CENTRO DI AIUTO ALLA VITA DI ROMA SULLA RICONFERMA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE A SEGRETARIO DI STATO VATICANO
"A nome dei volontari, delle mamme aiutate, dei 226 bambini nati in Roma grazie all'intervento del nostro Centro - ha detto il Presidente Giorgio Gibertini - mi permetto di rivolgere al Cardinal Tarcisio Bertone il nostro sentimento di gioia per la riconferma come Segretario di Stato Vaticano. Non ho mai avuto occasione di conoscerLa personalmente ma sento, nelle sue parole e nel suo impegno quotidiano, paterna guida e grande sintonia col nostro piccolo operare in favore della vita nascente in Roma. La attendiamo con gioia a via Quasimodo (sede del nostro Centro) per poterLe mostrare i volti ed i sorrisi dei bambini e delle mamme aiutati a rinascere".
Sul fatto si è anche espresso Valerio Lattanzio, nostro Delegato ai Rapporti con la Santa Sede, che ha voluto celebrare la riconferma partendo proprio dalle parole usate dal Papa Benedetto XVI nella missiva al Cardinal Bertone: ""Ho sempre ammirato il suo sensus fidei, la sua preparazione dottrinale e canonistica e la sua humanitas"
"L'importante volontariato che svolgo per il Centro di aiuto alla vita di Roma - ha spiegato Lattanzio - oggi, con questa riconferma, ottiene una gratificazione ancora maggiore perchè il cardinal Bertone è proprio ben rappresentato da queste parole del Sommo Pontefice e quindi per me sarà ancora più facile aiutare il nostro piccolo Cav ad ottenere benedizione e protezione dalla Chiesa. L'impegno nostro non è solo quello di sconfiggere l'aborto ma prima e soprattutto quello di portare le persone a Cristo, anche quelle mamme che si trovano davanti ad una gravidanza difficile od indesiderata. Tutto questo sarà obiettivo del mio impegno futuro e ringrazio Dio che ha voluto che il Cardinal Bertone prosegua questa sua missione "
COMUNICATO STAMPA DEL CENTRO DI AIUTO ALLA VITA DI ROMA SULLA RICONFERMA DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE A SEGRETARIO DI STATO VATICANO
"A nome dei volontari, delle mamme aiutate, dei 226 bambini nati in Roma grazie all'intervento del nostro Centro - ha detto il Presidente Giorgio Gibertini - mi permetto di rivolgere al Cardinal Tarcisio Bertone il nostro sentimento di gioia per la riconferma come Segretario di Stato Vaticano. Non ho mai avuto occasione di conoscerLa personalmente ma sento, nelle sue parole e nel suo impegno quotidiano, paterna guida e grande sintonia col nostro piccolo operare in favore della vita nascente in Roma. La attendiamo con gioia a via Quasimodo (sede del nostro Centro) per poterLe mostrare i volti ed i sorrisi dei bambini e delle mamme aiutati a rinascere".
Sul fatto si è anche espresso Valerio Lattanzio, nostro Delegato ai Rapporti con la Santa Sede, che ha voluto celebrare la riconferma partendo proprio dalle parole usate dal Papa Benedetto XVI nella missiva al Cardinal Bertone: ""Ho sempre ammirato il suo sensus fidei, la sua preparazione dottrinale e canonistica e la sua humanitas"
"L'importante volontariato che svolgo per il Centro di aiuto alla vita di Roma - ha spiegato Lattanzio - oggi, con questa riconferma, ottiene una gratificazione ancora maggiore perchè il cardinal Bertone è proprio ben rappresentato da queste parole del Sommo Pontefice e quindi per me sarà ancora più facile aiutare il nostro piccolo Cav ad ottenere benedizione e protezione dalla Chiesa. L'impegno nostro non è solo quello di sconfiggere l'aborto ma prima e soprattutto quello di portare le persone a Cristo, anche quelle mamme che si trovano davanti ad una gravidanza difficile od indesiderata. Tutto questo sarà obiettivo del mio impegno futuro e ringrazio Dio che ha voluto che il Cardinal Bertone prosegua questa sua missione "
Iscriviti a:
Post (Atom)